L’Orto Botanico Clelia Durazzo Pallavicini, inserito all’interno dello storico complesso di Villa Durazzo Pallavicini a Pegli, è un luogo in cui natura e architettura convivono da oltre due secoli.
Nato alla fine del Settecento per volontà della marchesa Clelia Durazzo, appassionata di botanica e scienze naturali, l’orto è stato per lungo tempo un centro di studio e sperimentazione, capace di ospitare specie provenienti da tutto il mondo grazie alle sue serre storiche e a un’organizzazione botanica d’avanguardia per l’epoca. Ancora oggi l’intero complesso è sottoposto a tutela quale bene di interesse storico e paesaggistico, a testimonianza della sua straordinaria importanza culturale.
Il progetto di restauro e valorizzazione nasce dalla volontà di restituire piena funzionalità a questo luogo unico, preservandone l’identità e rendendolo nuovamente fruibile per cittadini, studiosi e visitatori. L’intervento ha interessato le serre storiche, gli spazi esterni e le infrastrutture dell’orto, con l’obiettivo di coniugare il recupero conservativo del patrimonio esistente con il miglioramento degli impianti e dell’accessibilità.
Prima dell’avvio dei lavori, il complesso presentava un quadro di degrado diffuso: gli intonaci erano compromessi, le superfici risultavano interessate da umidità, efflorescenze saline e depositi biologici, mentre gronde e pluviali non garantivano più un corretto smaltimento delle acque meteoriche. Le strutture metalliche delle serre mostravano fenomeni di ossidazione, le ringhiere perimetrali avevano perso stabilità e numerosi elementi lapidei erano deteriorati o mancanti. Anche il patrimonio botanico aveva progressivamente perso la propria ricchezza originaria, con intere aree ormai prive delle collezioni vegetali che avevano reso celebre l’orto.
Tra gli elementi più significativi dell’intervento vi è stato il recupero delle serre storiche, autentico cuore dell’Orto Botanico. Le serre A e B, risalenti all’Ottocento, conservavano ancora una buona solidità strutturale, ma presentavano un avanzato stato di degrado delle superfici, dei serramenti e degli apparati di finitura.
La Serra C e la cosiddetta “Serra Trenino” richiedevano invece un intervento mirato sia sotto il profilo architettonico sia sotto quello impiantistico, per garantire condizioni adeguate alla conservazione delle collezioni botaniche e alla fruizione degli spazi.
Le lavorazioni hanno seguito un articolato programma di restauro conservativo basato sul recupero delle superfici storiche e sull’utilizzo di materiali compatibili con quelli originari. Gli interventi hanno compreso la rimozione delle parti incoerenti, il trattamento della vegetazione infestante, la pulitura dei depositi superficiali e dei graffiti vandalici, il consolidamento degli intonaci storici, l’integrazione degli elementi lapidei degradati, il ripristino delle finiture e la sostituzione degli elementi non più recuperabili.
Un’attenzione particolare è stata dedicata anche al miglioramento delle prestazioni delle serre, nel pieno rispetto delle loro caratteristiche storiche. Le vetrate delle facciate delle serre A, B e C sono state sostituite con nuovi vetri fortificati dotati di intercalare in PVB Natural, una soluzione che migliora il comfort climatico all’interno degli ambienti, favorendo condizioni ottimali sia per le specie botaniche ospitate sia per i visitatori. Le coperture delle serre A e B sono state invece rinnovate con pannelli in policarbonato ad alte prestazioni, capaci di garantire migliori livelli di isolamento e una maggiore durabilità nel tempo.
Accanto al restauro architettonico, il progetto ha previsto un importante aggiornamento degli impianti tecnologici. Le serre sono state dotate di nuovi sistemi di climatizzazione e illuminazione ad alta efficienza, mentre particolare attenzione è stata riservata al miglioramento dell’accessibilità dell’intero complesso.
Per superare le barriere architettoniche è stata realizzata una rampa di collegamento lunga circa 25 metri e gran parte dei percorsi è stata eseguita in ghiaino stabilizzato, una soluzione che consente la fruizione dell’Orto Botanico anche alle persone con mobilità ridotta e agli utenti in sedia a rotelle, senza alterare il delicato equilibrio paesaggistico del sito.
Per Cesag, partecipare a questo progetto significa contribuire alla conservazione di uno dei luoghi più rappresentativi del patrimonio storico e naturalistico genovese. Intervenire su un bene tutelato richiede competenze multidisciplinari, capacità di dialogo con le istituzioni e una profonda conoscenza delle tecniche di restauro.
Il recupero dell’Orto Botanico Clelia Durazzo Pallavicini rappresenta un investimento sul futuro della città, restituendo nuova vita a un luogo che continua a raccontare la storia della botanica, dell’architettura e del paesaggio ligure, affinché possa essere nuovamente vissuto, studiato e tramandato alle generazioni future.