Nel cuore di Bussana Vecchia, tra vicoli di pietra sospesi nel tempo e architetture segnate dal terremoto del 1887, l’Oratorio emerge ancora oggi come una delle testimonianze più fragili e suggestive dell’intero borgo. Privo della copertura, esposto da decenni agli agenti atmosferici e attraversato da un grave quadro fessurativo dovuto al sisma, l’edificio versa in una condizione di estrema vulnerabilità. Il lento deterioramento delle murature, aggravato dall’abbandono e dall’azione del tempo, ha progressivamente trasformato l’Oratorio in una rovina aperta, ed è proprio da questa condizione che nasce il progetto di restauro: un intervento che mira a valorizzare le ferite della storia e trasformarle in parte integrante di una nuova vita dell’edificio.
Bussana Vecchia rappresenta un caso unico nel panorama italiano. Le sue origini risalgono all’XI secolo, ma l’impianto urbano che ancora oggi caratterizza il borgo è frutto soprattutto dello sviluppo medievale e delle successive stratificazioni storiche. Dopo il devastante terremoto del 1887, che colpì duramente la Liguria occidentale, il paese venne progressivamente abbandonato e gli abitanti si trasferirono più a valle, dando origine a Bussana Nuova. L’antico centro storico rimase così per decenni in stato di rovina, assumendo l’aspetto di un luogo sospeso nel tempo. Questo abbandono, paradossalmente, ha consentito la conservazione quasi intatta del tessuto urbano medievale, mantenendo vivi i caratteri originari del borgo. Negli anni Sessanta, grazie all’arrivo spontaneo di artisti e artigiani attratti dalla forza evocativa del luogo, Bussana Vecchia tornò lentamente a vivere, trasformandosi in un laboratorio creativo a cielo aperto in cui il rudere veniva accolto come parte integrante dell’identità del paese.
L’Oratorio si inserisce profondamente in questa storia: costruito nel XVII secolo durante una fase di crescita economica del borgo, conserva ancora oggi l’impianto strutturale originario. Nel Settecento vennero realizzate le decorazioni pittoriche della zona absidale e una cantoria sopra l’ingresso destinata all’organo. Nel corso dell’Ottocento l’edificio fu ulteriormente arricchito con tele dipinte e nuovi interventi decorativi. Dopo il terremoto del 1887, nonostante i danni, l’Oratorio riuscì a rimanere in piedi, a differenza di molti altri edifici circostanti. Il collasso definitivo della copertura avvenne però nel secondo dopoguerra, quando furono sottratte le catene metalliche che contribuivano alla stabilità della volta. Da quel momento l’edificio entrò in un lento e inesorabile stato di abbandono che lo ha condotto fino alla situazione odierna.
Le analisi preliminari hanno evidenziato una condizione strutturale estremamente critica. Le murature presentano importanti lesioni, il campanile mostra evidenti fuori asse e il rischio di ribaltamento della facciata rappresenta una minaccia concreta per la stabilità complessiva del bene. A questa fragilità strutturale si aggiunge il degrado avanzato delle superfici: gli intonaci risultano lacunosi, gli stucchi in parte distaccati e le decorazioni pittoriche quasi completamente perdute, sopravvissute solo in frammenti nella zona absidale, maggiormente protetta dalle intemperie. Il progetto nasce quindi dalla necessità urgente di consolidare e mettere in sicurezza l’edificio e allo stesso tempo dalla volontà di conservarne il carattere autentico.
L’intervento di consolidamento e miglioramento sismico segue il principio del minimo intervento previsto per i beni culturali. Verranno quindi eseguiti interventi di scuci-cuci sulle lesioni più gravi, iniezioni di malta di calce idraulica per consolidare le murature, nuove cerchiature metalliche nelle aperture e il ripristino della funzione delle catene metalliche, integrate da nuovi elementi strutturali. Una nuova platea di fondazione contribuirà a migliorare la stabilità complessiva dell’edificio, mentre una cerchiatura sommitale in acciaio collegherà l’intero perimetro murario garantendo maggiore continuità strutturale.
L’aspetto più significativo del progetto riguarda però la ricostruzione della copertura: fin dall’inizio è stata esclusa l’idea di una ricostruzione filologica della volta in muratura e del tradizionale tetto in ardesia. Una soluzione di questo tipo avrebbe infatti cancellato il rapporto profondo che Bussana Vecchia intrattiene con la propria dimensione di rudere. Nel borgo le tracce del crollo e dell’abbandono fanno ormai parte del paesaggio e della memoria collettiva. Per questo motivo il progetto sceglie di mantenere percepibile la frattura prodotta dal sisma, trasformandola in un elemento architettonico consapevole.
La nuova volta sarà quindi realizzata attraverso una struttura lignea composta da travi curve in legno lamellare, disposte con un ritmo fitto e continuo. Le travi riprenderanno la geometria della volta originaria senza però imitarne il sistema costruttivo storico. Appoggiandosi ai lacerti superstiti della muratura antica, la nuova struttura renderà visibile il dialogo tra la rovina e l’intervento contemporaneo. Il legno lamellare, oltre a essere un materiale sostenibile e altamente performante dal punto di vista strutturale, dichiara apertamente la contemporaneità dell’intervento, evitando qualsiasi ambiguità tra antico e nuovo.
Anche la copertura esterna segue questa logica: l’impermeabilizzazione non ricostruirà il tetto originario ma lascerà emergere i muri dei vecchi frontoni, suggerendo l’immagine di un’architettura incompleta, sospesa tra crollo e rinascita. Le superfici saranno realizzate con lastre in piombo aggraffato accompagnate da raccordi in malta impermeabilizzante, creando una soluzione originale che dialoga con il carattere irregolare e stratificato del borgo. Le teste murarie verranno protette con malte di finitura che manterranno leggibili le mancanze e le fratture esistenti, mentre un sistema di doccioni in acciaio inox garantirà il corretto deflusso delle acque meteoriche.
Il progetto affronta con particolare sensibilità anche il restauro delle superfici: gli intonaci superstiti, gli stucchi e le decorazioni pittoriche saranno oggetto di interventi mirati di consolidamento e pulitura, evitando qualsiasi ricostruzione integrale. Le lacune rimarranno leggibili e le integrazioni verranno eseguite solo dove necessario alla conservazione e alla stabilità dei materiali. Anche la patina del tempo sarà considerata parte integrante del bene culturale, riconoscendone il valore estetico e documentario.
Anche i nuovi serramenti e la bussola d’ingresso partecipano a questa visione progettuale: la bussola, necessaria per garantire la futura fruizione pubblica dello spazio, sarà realizzata in profilati d’acciaio e schermature in lamiera stirata,
mentre le superfici metalliche verranno trattate con finiture capaci di mantenere un aspetto materico e irregolare, simile all’ossidazione naturale dei metalli antichi. Anche gli altri infissi dell’edificio seguiranno questo stesso linguaggio architettonico, combinando schermature metalliche e superfici vetrate apribili.
Dell’antico pavimento rimangono soltanto pochi frammenti in pietra, insufficienti per una ricostruzione filologica, si è scelto quindi di realizzare un nuovo tavolato ligneo indipendente dalle murature storiche, leggermente distaccato dalle pareti e concluso da profili metallici. La struttura, completamente reversibile, consentirà l’utilizzo dello spazio mantenendo chiaramente distinguibile l’intervento contemporaneo rispetto ai resti originari.
L’intero progetto si inserisce all’interno di una più ampia strategia di valorizzazione di Bussana Vecchia, condivisa con il Ministero della Cultura, l’Agenzia del Demanio e il Comune di Sanremo. Accanto alla necessità primaria della conservazione, emerge infatti l’obiettivo di restituire al borgo uno spazio coperto destinato alla vita culturale e collettiva.
A differenza della vicina chiesa, che manterrà volutamente il proprio stato di rudere aperto, l’Oratorio tornerà a essere uno spazio utilizzabile per mostre, incontri, eventi e attività culturali.