Nel cuore dell’imponente Albergo dei Poveri di Genova, uno dei più grandi complessi monumentali del Seicento in Europa, si apre uno spazio che per secoli ha custodito silenzio, preghiera e comunità: l’Oratorio degli Uomini. Un ambiente che, insieme al suo gemello femminile, rappresentava uno dei tredici punti privilegiati da cui gli ospiti della struttura potevano assistere alla Santa Messa, in stretta connessione con la chiesa centrale del complesso.
Oggi, questo luogo torna al centro di un importante progetto di recupero e riconversione che si inserisce nel più ampio percorso di trasformazione dell’Albergo dei Poveri in polo universitario dell’Università di Genova. Un intervento che ambisce a restituire all’Oratorio una nuova funzione pubblica e culturale: quella di aula magna.
L’Oratorio degli Uomini nasce come elemento speculare all’Oratorio delle Donne rispetto all’altare maggiore. Tuttavia, la sua geometria racconta già una piccola differenza: un’aula leggermente più contenuta in lunghezza, ma identica nella funzione simbolica e spirituale.
Si tratta di uno spazio rettangolare di circa 460 mq, articolato tra l’aula principale e il corridoio retrostante, con un matroneo superiore che si affaccia sull’ambiente e lo attraversa come una soglia sospesa nel tempo. L’altezza, che raggiunge i 15 metri al centro della volta, amplifica la percezione verticale dell’architettura, rendendo l’ambiente solenne e al tempo stesso vulnerabile.
La copertura, unica parte ancora riconducibile alla fase seicentesca originaria, è uno dei sistemi costruttivi più complessi dell’intera struttura: archi in mattoni, travature lignee e una volta in canniccio appesa tramite pendini in legno. Un equilibrio delicatissimo, oggi segnato da infiltrazioni d’acqua e da gravi fenomeni di degrado.
L’intervento di restauro si confronta con una condizione di estrema delicatezza: le superfici della volta, in più punti compromesse, presentano distacchi, deformazioni e porzioni instabili che richiedono un approccio altamente specializzato.
All’interno del progetto esecutivo, ogni scelta è guidata dalla necessità di conservare la materia storica e garantire la sicurezza strutturale e funzionale dell’edificio.
Gli interventi coinvolgono tutti i fronti interni, le superfici murarie, la pavimentazione in marmo e ardesia, i serramenti lignei, il matroneo e la complessa struttura della copertura.
Fino a pochi anni fa, l’Oratorio degli Uomini risultava inutilizzato e interessato da diffuse problematiche conservative legate soprattutto alle infiltrazioni e al naturale deterioramento accumulato nel tempo. Queste condizioni avevano progressivamente compromesso sia alcuni aspetti della sicurezza strutturale sia la piena leggibilità storica e architettonica dell’ambiente.
Oggi, grazie al progetto in corso, questo grande volume torna a essere pensato come spazio attivo. Le nuove aperture, progettate per garantire il corretto deflusso delle persone e la conformità alle normative antincendio, si integrano con le murature esistenti senza alterarne la natura storica.
Il matroneo diventerà invece una cabina tecnica per la gestione di luci, suoni e sistemi multimediali, a servizio della futura aula magna.
L’aspetto più delicato dell’intervento riguarda il restauro della copertura lignea storica, realizzato attraverso opere di integrazione, sostituzione puntuale e rinforzo strutturale, con l’obiettivo di garantire la sicurezza dell’intero sistema senza comprometterne la leggibilità storica. Gli interventi sono stati eseguiti nel pieno rispetto dell’epoca costruttiva del manufatto e secondo i principi propri del restauro conservativo.
Parallelamente, anche l’inserimento delle nuove dotazioni impiantistiche, dal riscaldamento a pavimento al trattamento dell’aria, fino agli impianti elettrici e antincendio, è stato progettato per ridurre al minimo l’impatto visivo e fisico sulle superfici storiche dell’Oratorio.
Anche la pavimentazione, costituita da formelle originali in marmo e ardesia, sarà smontata e ricollocata dopo l’inserimento degli impianti, con la sostituzione delle parti irrimediabilmente danneggiate.
Il progetto non si limita dunque al restauro di un manufatto, ma si configura come una vera e propria operazione di rigenerazione culturale: riportare alla vita uno spazio nato per la comunità, trasformandolo nuovamente in un luogo di comunità.
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